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#Amabie

La leggenda narra che sia comparsa per la prima volta verso la metà di maggio nel 1846 nella provincia di Higo in Giappone, durante il periodo Edo. La storia è andata più o meno così: fu avvistato un oggetto luminoso nel mare al calare della sera. Il funzionario della città andò sulla costa per capire cosa stesse accadendo e fu testimone dell’ambasciata: disse di chiamarsi Amabie e disse anche di abitare in mare aperto, continuò dicendo: “ Il buon raccolto durerà per sei anni a partire dall’anno in corso; se la malattia si diffonde disegnami, e mostra il mio ritratto ai malati e saranno guariti”. Poi se ne andò. La storia fu riportata nel kawaraban, volantino stampato con lastre di argilla, venduto nelle principali città per commemorare le principali riunioni o eventi sociali. Sul kawaraban fu stampato anche il ritratto di Amabie: secondo lo schizzo fatto dal funzionario, Amabie aveva i capelli lunghi e la bocca simile al becco di un uccello, coperta di squame dal collo in giù e a tre code.
La leggenda si è diffusa in tutto il Giappone ed è tornata popolare a febbraio 2020 durante l’emergenza Covid-19 in primis tra gli artisti nipponici. 

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